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    People are sharing their experience of the UUA's 53rd General Assembly through social media. Here are selected tweets and photos from the Opening Celebration in Providence, R.I. Watch the ceremony streaming live: http://www.uua.org/ga/virtual/2014/index.shtml

    Storified by UU World · Fri, May 11 2018 20:02:53

    Yeah! #uuaga http://t.co/eNXOijhLkX · Karen Madrone
    #uuaga Our Rev Jeanne smilin' http://t.co/FLAfsQCCNh · Maryanne Boyen
    Let the wild rumpus begin! #uuaga http://t.co/Dl4QFPOcvK · Peter Friedrichs
    UUA Moderator Jim Key takes a selfie as the Opening Celebration begins—and invites others to do the same!
    I'm ready. #uuaga http://t.co/SdDhPr1OzJ · Jim Key
    We begin the opening ceremonies with a hymn sing! #uuaga http://t.co/qmMbPiwBlk · Ashley Horan
    #uuaga http://t.co/d5YQwUWvS8 · richelle perry
    Just following orders, Mr. Moderator! #uuaga http://t.co/6exhW7Fha6 · Lisa R. Schwartz
    Providence RI's Dancing Cop kicks off #uuaga banner parade! #pvd #RI ·
    Banner parade! #uuaga http://t.co/fx14Pclb0e · Peter Friedrichs
    Youth repping during the banner parade! #uuaga http://t.co/T1gAp0xGwL · YouthCaucus at UUAGA
    "Keep your smartphones handy," says Moderator Jim Key, urging people to use the hashtag #uuaga.

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  • 05/11/18--13:03: WaterFire: Love Reaches Out
  • The Unitarian Universalist Association is sponsoring tonight's WaterFire Providence art festival under the theme “Love Reaches Out,” honoring our belief that love is justice and witnessing for the power of love to change the world in radical, faithful ways.

    Storified by UU World · Fri, May 11 2018 20:03:48

    As the braziers are lit along the river, we will close out our live coverage. Follow along on Twitter or with the UUA's intrepid web team, who are live-streaming as long as they are able.
    Waterfire! #UUAGA http://t.co/eIPSFfxNrj · Derrick Mustelier
    #uuaga #waterfire http://t.co/fUmrDFVT0o · Sarah Ritzmann
    On the river in Providence #waterfire #uuaga http://t.co/2jVq6SZhcR · Madelyn Campbell
    Flame on! #uuaga #ucevanston http://t.co/wwnhs29bs3 · Mike Takada
    #WaterFire Providence with a bunch of Yellow Shortcuts #UUAGA #StandingOnTheSideOfLove · Mark MeeZy
    Water/Fire Providence, RI Standing On The Side Of Love #UUAGA http://t.co/cbcG7Zn8yJ · Indigoblur (Leann)
    Waterfire#uuaga #ucevanston http://t.co/Jm3QdMfdsj · Mike Takada
    As it gets darker, our ability to provide interesting coverage will gradually be reduced, but Twitter will continue to be a good source of live-time reactions.
    #WaterFire #UUAGA http://t.co/aFVsqoFQVY · Kat Liu
    Countdown to @WaterfireProvidence. #uuaga · Carl Gregg
    Heading for the river with UU Association Gen Assembly! #uuaga #waterfire #proudtobewithyou http://t.co/An63cWQMeW · Lise Olney
    Leading the way out of the arena to WaterFire. #UUAGA · Vine
    SSL Campaign Mgr Jen is excited to join with Ben, Isabelle and Clark to help light the fires at WaterFire! #UUAGA http://t.co/kdtBhUt2Lr · SideOfLoveCampaign
    #uuaga Alex prepping our Love Ambassadors for #Waterfire tonight! Make Room for Love! #SSL http://t.co/PbQJiB6vdN · John C. F. Hodges
    Waterfire Service. Celebrating what's possible in Unitarian Universalism in a dynamic, evangelical way. Thankful for bearing witness to what is possible. #uuaga #waterfire · Michael Brown

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    Hundreds of Unitarian Universalists joined today's People's Climate March in New York City—by one estimate, 1,500—and others joined marches in dozens of locations elsewhere, including San Francisco and Portland, Oregon.

    Storified by UU World · Fri, May 11 2018 20:05:02

    Approaching end of #PeoplesClimate chanting "WE'LL BE BACK!!!" ·
    More of the Unitarian Universalists in faith contingent #PeoplesClimate #Commit2Respond http://t.co/OTuFF7SDjm · UU Climate Action
    So many @SideofLove @uua shirts / Unitarian Universalists in faith contingent #PeoplesClimate #Commit2Respond http://t.co/t6ZVhjCI1k · UU Climate Action
    Rev Buehrens announcing that @UUSF is the first congregation to sign up for #commit2respond #uu http://t.co/07qpy0rHAp · Kat Liu
    Faith contingent is HUGE! #PeoplesClimate #interfaith #commit2respond ·
    Great photo of Unitarian Universalists, interfaith contingent by Matthew McHale #PeoplesClimate #Commit2Respond http://t.co/IgPXwDVftW · UU Climate Action
    Tim @dechristopher and friends at #PeoplesClimate http://t.co/u2VIngZ3eU · Peter Bowden
    This is the future; let us protect them! @Commit2Respomd @UUA http://t.co/wnyiX95j5a · Kate Lore
    We are a small denomination but are perhaps the largest faith group here! @UUA @UUClimateAction http://t.co/JXsLLDguPO · Kate Lore
    Rev Peter Morales at Interfaith service #PeoplesClimate #Commit2Respond kickoff! @UUA @UUSC @UUWorld http://t.co/ZgtYPOSpVL · UU Climate Action
    Yes, I'm skipping church to be here #climatemarch#UU http://t.co/F22zwfUPe2 · Amerika
    @uu_uno marches for #ClimateJustice! #PeoplesMarch #PeoplesClimate http://t.co/9BocxipCWl · UUYACJ Network
    Unitarian Universalists @UUA @UUClimateAction are here in force at the Peoples' Climate March #climatemarch http://t.co/OCFbMe9I8j · Gary Obermeyer

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    Corriere della Sera, 16 Maggio 1974, Pasolini: "Attenti al fascismo degli antifascisti".

    Storified by RiccardoDeias · Fri, May 11 2018 20:09:39

    [SPECIALE] Il 6 Marzo 2018, si ricorda nel libro "La Scomparsa della Sinistra in Europa" che... [immigrazione, lavoro, islam]
    [SPECIALE] Il 13 Marzo 2018, TrueNumbers.it scrive: "Quanti sono i detenuti entrati nelle carceri italiane nell'ultimo anno?". Il 43% è straniero.
    CROLLO RISPETTO AL 2007. LA METÀ DEI NON ITALIANI SONO AFRICANI. AUMENTANO GLI ANZIANI IN CELLA
    Quelli che vediamo in apertura sono i dati relativi all’entrata in carcere di persone che provengano dalla libertà in Italia, dal 1991 al 2017. Il picco nelle incarcerazioni si è avuto nel 1994 con 98.245 nuovi detenuti; da lì in poi si è registrato un calo. Il minimo storico si è toccato con 45.823 nuovi detenuti nel 2015; negli ultimi anni il totale dei nuovi ingressi in carcere è leggermente aumentato e nel 2017 i nuovi detenuti sono stati 48.144.
    L’anno spartiacque è stato il 2008. All’epoca, erano ancora 92.800 i nuovi detenuti e in soli sette anni il loro numero si è dimezzato. Un dato insolito: nei precedenti 14 anni i valori erano oscillati molto meno, toccando un minimo di 78.649 nel 2001 per poi risalire appunto fino ai 92mila di dieci anni fa.
    DETENUTI IN CARCERE, PIÙ ITALIANI O STRANIERI?
    Naturalmente, per meglio comprendere questi numeri dobbiamo distinguere tra le varie componenti. Innanzitutto la provenienza geografica. Se fosse dipeso solo dagli italiani, per esempio, il crollo delle entrate in carcere sarebbe stato ancora più netto: i nuovi ingressi di italiani sono passati da 77.609 del 1992 a 27.067 nel 2017, con un minimo storico registrato nel 2015 con 25.302 nuovi ingressi in carcere. La diminuzione tra massimo e minimo, insomma, per quanto riguarda gli italiani è del 67,4%.
    Per gli stranieri i calcoli sono più complessi. La componente di nuovi detenuti non italiani è cresciuta in modo deciso tra il 1991 e il 2007: dai 13.142 del 1991 ai 43.860 del 2007, +233,7%. Di fatto più del triplo.
    Negli ultimi dieci anni, però, le statistiche riguardanti gli stranieri sono andate omogeneizzandosi a quelle degli italiani: il numero degli stranieri in carcere si è più che dimezzato e nel 2017 sono stati registrati 21.077 nuovi detenuti. Ma a cambiare è stato soprattutto l’impatto degli stranieri sul totale della popolazione carceraria: come mostra la linea rossa nel grafico d’apertura, si è passati dal 17% del 1991 al 43% del 2017. In carcere ci vanno soprattutto i maschi: gli italiani sono il 92,8% del totale e gli stranieri il 92,7%.
    TRA GLI STRANIERI DOMINANO AFRICANI
    Ma da dove vengono i nuovi detenuti stranieri? Come mostra il grafico qui sotto, cala la proporzione di persone provenienti dalla Ue: è del 17,2% nel 2017, era il 21,6% solo nel 2014. Erano leggermente calati e poi aumentati gli albanesi che erano il 13,2% l’anno scorso, dopo un minimo dell’11,5% nel 2011. In generale, gli europei sono il 36,9%, contro il 42,5% del 2014, un ritorno ai valori del 2009.
    In lieve crescita invece gli africani, il 50,5%, in particolare negli ultimi 3 anni, visto che erano il 44,8% nel 2014. Ma in precedenza erano stati di più, anche il 52,3% nel 2009. La maggioranza relativa dei nuovi detenuti africani è marocchina, il 18,8% del 50,5%. Ma crescono negli ultimi anni i nigeriani e quelli provenienti da altri Paesi minori. Pochi, invece, gli asiatici: il 6,9%, in leggero aumento rispetto agli anni 2000. Piuttosto stabili gli americani: sono il 5,6%, provenienti in grande maggioranza dall’America Latina. DETENUTI IN CARCERE, SEMPRE DI PIÙ GLI ANZIANI
    Dalla lettura dei dati emerge come i carcerati stiano diventando sempre più anziani. Proprio come accade nel resto della società. Facendo un’analisi dell’età di chi è entrato in prigione tra il 2007 e il 2017, infatti, si nota come i più giovani – 18-20enni e i 21-24enni – non calano solo in valore assoluto, ma anche in percentuale. Chi ha 18-20 anni passa da una incidenza del 3,3% all’1,5%; chi ha 21-24 anni dal 9,3% al 5,9%. In calo anche la proporzione di carcerati nelle fasce di età successive, fino ai 39 anni. In totale, come mostra il grafico qui sopra, i 18-39enni erano il 63,1% nel 2007 ma nel 2017 sono stati per la prima volta meno della metà: il 49,3%. A conti fatti, più di metà di chi finisce in galera ha più di 40 anni. A confermare il trend c’è l’importante crescita dei 50enni: sono passati dai 5.065 ai 9.268, dal 10,4% al 16,1%. Raddoppiata anche la proporzione dei 60enni, dal 3,2% al 6,4%. Insomma, c’è sempre meno spazio per i giovani anche tra i malviventi.
    Fonte: Ministero della Giustizia
    Il 9 Gennaio 2018, AnalisiDifesa.it scrive: "Gangs e No go zones. La Sfida Islamica alla Svezia".
    In moltissimi degli studi in materia di bande criminali, il fenomeno della gangs producing viene associato, con gli arrivi di grandi numeri di immigrati quindi ai picchi dei fenomeni migratori che troviamo definiti in altre ricerche come ‘crisi dei rifugiati’ ma di cui non muta la sostanza.
    E’ il fenomeno che in Europa si sta vivendo da molti anni. In tal senso fu dagli Stati Uniti che si ebbe il primo lavoro davvero ultra-pioneristico sulle gang, datato 1927, dove vennero dettagliatamente descritte le bande giovanili di Chicago formate da immigrati polacchi di seconda generazione.
    Autore di questa notissima ricerca fu Frederic Trasher, il suo colossale lavoro sulle gang di Chicago fu di indirizzo e orientamento per gli innumerevoli successivi studi in materia. Tornando alle nostre latitudini la problematica diffusione delle gang islamiche è oggetto di studi e ricerche sul campo condotte dal Eurogang Program of Research, un network di oltre 100 ricercatori sia europei che statunitensi.
    Questo network di ricerca fin dal 2005 si è dedicato allo studio dei gruppi di giovani e giovanissimi, nella maggioranza immigrati, coinvolti e partecipi in oltre 50 gang attive in moltissime città dell’Unione Europea. Ed in merito un primo lavoro pioneristico era già stato fatto addirittura nel 2001.
    Queste gang, originate dall’immigrazione soprattutto da paesi di religione islamica, si sono diffuse in molte nazioni europee, tra cui Olanda, Belgio, Germania, Francia (per le note ragioni storiche), Gran Bretagna, Danimarca ed in tutta la Scandinavia. In particolare il fenomeno delle gang islamiche ha attecchito fortemente nel paradiso del welfare, cioè in Svezia, tanto che nel giugno scorso, il capo della polizia si è sentito in dovere di fare pubblicamente un annuncio choc sull’esistenza di ben 61 no-go-area nelle città svedesi, in un tentativo di mettere sotto la lente di ingrandimento dei media, dei cittadini e dei politici svedesi questo gravissimo problema. Un colpo durissimo al ‘mito’ del multiculturalismo svedese.
    Da quanto emerge dalle analisi di Eurogang Program of Research sono le seconde generazioni di immigrati islamici e anche non islamici che alimentano le gang. Per esempio i marocchini in Olanda, i turchi e i palestinesi in Germania, in Spagna troviamo le gangs dei Latin Kings ad imitazione di quelle presenti negli Stati Uniti, in Norvegia i Crips e i Bloods a Trondheim altra copia delle storiche gang Los Angeles mentre a Oslo vi sono fin dagli anni Ottanta le gang formate dai giovani e giovanissimi pakistani.
    Sulle gang islamiche in Olanda vi sono molti lavori (van Gemert e Fleisher 2005) che ci danno un quadro dettagliato, dal punto di vista sociologico e antropologico, sulle gang di una città importante come Amsterdam.
    Le gang di Amsterdam sono segmentate dal punto di vista etnico-religioso, modalità che ritroviamo nelle gang in altri paesi: nella maggioranza sono a prevalenza di giovani marocchini, le bande di Windmill Square rientrano nei canoni della marginalizzazione, famiglie numerose, basso reddito, vedono il sistematico abbandono dell’obbligo scolastico, già moltissimi con precedenti di infrazione alla legge, altro elemento sempre ricorrente in tutte le gang.
    Una situazione molto complessa da gestire per le forze dell’ordine e che ha radici lontane, ricordiamoci infatti di due noti omicidi: il politico Pim Fortuyn ucciso nel 2002 e Theo van Gogh ucciso nel 2004, il regista del film Submission, omicidi che alla luce della fortissima recrudescenza del terrorismo islamico assumono una luce di lampante avvertimento, purtroppo rimasto inascoltato.
    Nella capitale della Norvegia sono diffuse le (storiche) gang di pakistani che secondo le analisi condotte sul campo hanno un vissuto totalmente diverso: non rientrando nei canoni classici della marginalizzazione, difatti secondo gli studi in merito (Lien 2005): “le gang di pakistani provengono da famiglie con buoni livelli di reddito, molto unite e strettamente legate alla propria comunità etnica di riferimento […], tuttavia questi giovani da un lato vogliono apparire conformi alla loro religione e dall’altro seguono i costumi occidentali […], quindi si trovano sul confine di una doppia auto-esclusione: ai margini della società ed ai margini della loro comunità.”
    In Gran Bretagna già dal 2007 le presenza delle gang venne definita dal allora capo della Metropolitan Police Service come: ”la più grave minaccia per il Regno Unito dopo quella del terrorismo […], le cui radici vanno trovate nei processi avviati dall’economia e cultura della globalizzazione”. Gang anche miste etnicamente sono presenti in Spagna, un paese notoriamente a netta prevalenza di immigrazione latino-americana.
    Per esempio a Barcellona le gangs/bandas dei Latin Kings sono state censite dai Mossos (polizia catalana) ed i numeri sono i seguenti: esistono almeno 20 sigle, 2000 membri che rappresentano un po’ meno del 5% dei latini presenti nella grande città catalana. Le bandas o pandillas sono note con i nomi di Latin Kings, Nietas, Black Panthers, Vatos Locos, Maras Salvatrucha, formate in prevalenza da caraibici e andini, tra cui molti ecudoriani tuttavia nelle bandas vi sono pure dei marocchini, persone della Guinea Equatoriale e russi, tutti però in posizione subalterna rispetto alle gerarchie interne di gang; gli appartenenti per la più parte sono di sesso maschile ma con presenza femminile robusta.
    In Finlandia è tale la diffusione dei reati commessi da minorenni che si è sollevato un dibattito sulla possibile riduzione dell’età per comminare le condanne, scendere dai 15 anni attuali ai 13/12 anni. Un cenno va fatto alla Polonia che mostra un trend del tutto opposto: i reati commessi nel 2004 erano stati quasi un 1,5 milioni ma si sono quasi dimezzati (!) dopo dieci anni: i reati commessi nel 2014 assommavano a solo 873mila.
    Come mezzi di contrasto sono stati introdotti nuovi reati ed istituite delle speciali corti che sentenziano nel giro di 24 ore. Tuttavia occorre dire che l’incidenza maggiore nella forte riduzione del numero di reati commessi è dovuta alla nota rigidissima politica migratoria di Varsavia.
    E’ da evidenziare il tentativo di tamponare e distogliere l’attenzione del pubblico ricorrendo gli utilizzi linguistici del famigerato politically correct: cosicchè in Francia le no-go-area nelle banlieues, sono diventate le ZUS (zones urbaines sensibles). In pratica viene ‘ordinato’ a tutti e a tutti i livelli, di tenere un basso profilo comunicativo sui fatti che accadono sistematicamente nelle banlieues. Un basso profilo fortemente criticato come quando vennero bruciate oltre mille autovetture nel corso del Capodanno 2016/17 e si cercò di pubblicizzare la notizia il meno possibile. In Svezia sta accadendo lo stesso, difatti nel corso del 2017 si sta operando per ribattezzare le no-go-area con un lessico come “aree vulnerabili” (vulnerables areas), termini che si suppone trasmettano meno ansia/pericolo, un tentativo di mascherare una volta di più la realtà dei fatti, anziché affrontare i problemi che si hanno di fronte.

    Il fenomeno delle gang islamiche nella Scandinavia del generoso welfare
    Il gruppo di studio ISRD (International Self-Report Delinquency) che segue da anni le vicende delle gangs in suolo europeo, ha rilasciato da poco tempo un report sulla Scandinavia, coordinato da Janna Kivivuori, il responsabile ricerca criminologica del Finnish National Research Institute of Legal Policy. Il gruppo di lavoro allestito dal Scandinavian Research Council for Criminology – National Research Institute of Legal Policy, si è dedicato ad analizzare sulle attività criminali attive fin dagli anni Sessanta nelle principali città scandinave, producendo un report di 125 pagine fitte di dati e analisi, laddove emerge, anche se volutamente ‘poco’ approfondito, il dato anche sui reati connessi alla presenza di immigrati in particolare nelle due capitali Stoccolma e Oslo, reati commessi in gran parte da giovanissimi nella fascia di età 13-16 anni.
    Altri testi di ricerca hanno analizzato molto in dettaglio la situazione critica di versi paesi europei tra cui la Svezia, che notoriamente eroga un generoso welfare anche agli immigrati.
    Tra questi: Europe’s Angry Muslims: The Revolt of The Second Generation (di Robert Leiken) e Street Gangs, Migration and Ethnicity (a cura di Frank van Gemert, Dana Peterson, Inger-Lise Lien).
    In entrambi i succitati lavori si analizzano i meccanismi insiti nelle gang islamiche e su tutte emerge che l’antico concetto di “asabiyyah” viene riletto nelle dinamiche delle gang come il collante della fortissima coesione, della solidarietà e lealtà verso il gruppo. Il concetto di “asabiyyah” (traducibile in “spirito di solidarietà”) in origine risale al famoso storico musulmano Ibn Khaldūn a fondamento della sua interpretazione dell’incivilimento umano, in base allo studio delle esperienze della società araba beduina e dei regni arabi e berberi dell’Africa settentrionale.
    E’ quindi un fattore di enorme peso in questo tipo specifico di dinamiche sociali che ritroviamo in altre situazioni geografiche/culturali più vicine a noi; come si capisce è un fattore che innesca una solida cortina di omertà, fornisce fiancheggiatori, ostacola la strada agli interventi delle forze di polizia e alle indagini dei magistrati.
    In particolare la Svezia si trova da anni con un gravissimo problema di governo e gestione delle tre più grandi aree urbanizzate, cioè Stoccolma, Gothenburg e Malmö, problema connesso con la crescita delle no-go-area a causa della diffusione delle gang di giovani e giovanissimi immigrati di religione islamica.
    L’annuncio choc di Dan Eliasson I(nella foto sotto), il capo della polizia nazionale svedese, in cui hareso noto che ”il numero delle no-go-area ha raggiunto un livello molto critico, sono salite da 55 a 61 in soli dodici mesi e rappresentano un attacco alla nostra società“, costituisce l’esempio di un’esternazione coraggiosa e senza contorti giri di parole, rilanciata dai media anche se per un breve lasso di tempo.
    Ma cosa sono le no-go-area? Interi quartieri/sobborghi dominati dalle gang, in cui non mettono piede né la polizia, né altre strutture istituzionali come i vigili del fuoco, i vigili urbani, le ambulanze. Le dichiarazioni del numero uno della polizia svedese sono state una vera ‘bomba’ per la classe politica, per la società civile e per i media della Svezia, sollevando il velo da una situazione davvero critica, similmente a quanto fatto dal procuratore capo di Catania, Zuccaro, a suo tempo sugli sbarchi a getto continuo di migranti sulle nostre coste.
    In precedenza altri allarmi erano stati lanciati stavolta dal responsabile della Polizia di Frontiera, Patrik Engström che a più riprese ha parlato del problema gravissimo di oltre 12mila immigrati di cui si sono perse le tracce (!) nel territorio svedese. L’aumento delle no-go-area è scandita, quasi settimana per settimana, da uno stillicidio di attentati incendiari contro le forze dell’ordine. Nel solo mese di ottobre scorso vi sono stati 4 attentati in due settimane, con una dinamica oramai ben nota agli inquirenti svedesi.

    Le “Fallujah” di Svezia
    Delle no-go-area forse la più nota è Rikenby, il vasto sobborgo nel nord di Stoccolma con prevalenza di immigrati, una delle zone più pericolose della capitale. A Rikenby e nelle altre no-go-area poliziotti, paramedici, vigili del fuoco vengono fatti oggetto di sassaiolo e di lanci di bottiglie incendiarie. La conferma ulteriore, se ve ne fosse ancora bisogno, è giunta da una fonte autorevole quale Lise Tamm, responsabile nazionale dell’unità anti-crimine.
    Nello scorso dicembre in un’intervista alla Radio Nazionale Svedese, ha denunciato ”la situazione drammatica che vive il sobborgo di Rikenby, nel quale la polizia, quando deve entrarvi, si presenta in assetto ‘di guerra’ per proteggere, innanzi tutto, la propria incolumità.”
    Rikenby era già salito alla ribalta delle cronache per le violente rivolte del 2010 e del 2013. Anzi potremmo dire che tutto è partito da Rikenby per quanto concerne i paesi scandinavi.
    E’ nel giugno 2010 che qui viene segnalata la prima violenta azione orchestrata dai giovani immigrati di religione islamica in Svezia, allorquando oltre un centinaio di giovani e giovanissimi distrussero con pietre e molotov la stazione di polizia del quartiere e una scuola. E con uno schema che si ripete a tutt’oggi, furono fatti oggetto di lanci di pietre e bottiglie incendiarie i vigili del fuoco accorsi a spegnere i tanti incendi appiccati nel corso degli incidenti.
    Oltre a Stoccolma il fenomeno delle gang islamiche è molto critico in altre due grandi città svedesi: Gothenburg e Malmö. All’interno del testo Street Gangs, Migration and Ethnicity vi è un saggio di Micael Bjork che ha studiato a fondo il fenomeno delle gang diffuse a Gothenburg, la seconda in grandezza città svedese.
    Il lavoro pubblicato si fonda una massa enorme di dati: i rapporti di polizia, decine e decine di interviste ed uscite sul campo assieme alle pattuglie per un totale di ben 400 ore di lavoro nel periodo 2004/2006. Bjork analizza i rapporti tra crimine organizzato ed il reclutamento dei nuovi ‘soldati’ sia tra le gang di giovanissimi immigrati musulmani sia tra gli stessi adulti.
    Un quadro che abbraccia le attività illegali e criminali ad ampio spettro, da cui si traggono elementi molto importanti per l’analisi del fenomeno in discorso. Si evidenzia soprattutto che qui Bjork ritrova quanto già evidenziato, in precedenza, da van Gemert nel suo lavoro sulle gang dei giovani marocchini di Amsterdam, difatti appare chiaro che nella comunità di immigrati di Gothenburg: “la difesa della gruppo/gang è più importante del fatto di denunciare alle autorità competenti eventi criminosi di cui si è venuti a conoscenza”.
    Un comportamento teso a ”evitare qualsiasi ferita all’onore, i reati commessi non vanno pertanto resi pubblici. La polizia ha raccolto nel tempo moltissimi riscontri sul fatto che parenti, fratelli e cugini fiancheggino le gang marocchine e algerine. […] Gli consentono per esempio di conservare nelle loro case la refurtiva (lettori dvd, televisori, orologi di marca, ecc.).” “[…] Inoltre si hanno prove che le merci rubate vengono successivamente rivendute a prezzi di favore a membri della loro comunità”.

    Oslo e le gang pakistane
    La vicina Norvegia vive anch’essa problemi, via via crescenti, nella capitale Oslo, laddove già il 23% degli abitanti sono immigrati, con una fortissima presenza di pakistani. Il focus delle forze di polizia fin dagli anni Ottanta (!) si è rivolto a due gang composte da circa 50 membri ognuna, di esclusiva etnia pakistana, che sono a tutt’oggi al centro dei disordini che da tempo segnano quartieri della capitale come Furuset, Homlia, Stovner sono le zone dove le due gang ‘A’ e ‘B’ commettono furti, rapine, atti vandalici, risse. Le due gang si sono spesso scontrate violentemente conquistando sovente le prime pagine dei giornali e dei media svedesi.
    La gang B si è formata negli anni Novanta ad imitazione della rivale più vecchia, la gang A molto attiva ad Oslo fin dagli anni Ottanta formata da una quarantina di persone tra cui anche molti giovanissimi. Invece la ‘B’ aveva una età media leggermente superiore: il più giovane dei fratelli Rasool (il nucleo fondatore della gang B) aveva 19 anni e il più grande 30 anni, si erano specializzati nel settore criminale fino ad arrivare alla gestione di un lucroso traffico di droga.
    Nel 2007 venne attuata l’Operazione Nemesiscontro la gang B, meglio nota come la gang dei Rasool. Un’operazione di successo, portata a modello nei corsi di polizia in Scandinavia, che risale tuttavia a molti anni fa, con esito positivo fu dovuto anche alla collaborazione con la polizia brasiliana. Una davvero inconsueta collaborazione oltre-Atlantico tra due nazioni che certo non hanno molti punti di contatto tra loro. All’epoca la gang ‘B’, formata dai sei fratelli Rasool su smantellata; i Rasool avevano investito ingenti somme di provenienza illecita nelle zone turistiche del Natal, la fascinosa capitale dello Stato del Rio Grande do Norte acquistando soprattutto appartamenti nelle zone più di moda, auto di lusso, yacht costosissimi, ecc.
    La gang dei Rasool aveva radunato un buon numero di affiliati sia ad Oslo sia in Brasile e le forze di polizia, imitando le tattiche italiane del “segui il denaro”, hanno scoperchiato questo piccolo impero dei Rasool. La gravità sempre maggiore di questi fenomeni è confermata dal ‘salto’ che questa progressiva escalation criminale fa compiere. Infatti un membro di queste gang pakistane è entrato nel campo del terrorismo, è il caso emblematico di Arfan Bhatti.
    Nel 2006 è stato accusato di voler compiere un attentato ai danni dell’ambasciata statunitense ed israeliana, poi di aver esploso dei colpi contro una sinagoga di Oslo, condannato per quest’ultimo attentato è stato in prigione per tre anni. Sempre nel 2006 fu accusato di aver sparato contro l’abitazione della giornalista Nina Johnsrud del quotidiano Dagsavisen. Le indagini dell’anti-terrorismo hanno poi dimostrato che fin dal 2002 una frazione della gang si era radicalizzata, fu in quel periodo Arfan Bhatti aveva iniziato a scrivere “Io vivo per l’Islam e odio i valori norvegesi”.
    Nel 2012 Bhatti è entrato a far parte del gruppo salafita radicale i Profeti dell’Umma, rientrato in Pakistan è stato imprigionato nel biennio 2013-14 per aver avuto contatti con i talebani pakistani. Tuttavia dal 2015 ha rimesso piede in Norvegia (!) dove si è distinto per ripetute denunce di violenza familiare che gli hanno fatto trascorrere dei brevi periodi in prigione.
    Una Oslo che è stata in passato testimone dei violenti incidenti ai tempi del conflitto tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza tra la fine 2008 e inizio 2009. La mano leggerissima usata dalla polizia norvegese all’epoca e successivamente in occasioni minori è tutt’ora oggetto di polemiche perché viene connessa con il crescente sviluppo del fenomeno delle gang di giovani islamici e nell’incistazione di cellule jihadiste che trovano così facili rifugi e molti fiancheggiatori che li possono aiutare.
    Oslo ha le sue no-go-area come il sobborgo di Stovner, nel quale nel giugno scorso ci sono state oltre tre settimane di caos, generate dalle gang di immigrati: auto e cassonetti incendiati, lanci di pietre contro le forze di polizia, le ambulanze e i vigili del fuoco. La polizia ufficialmente, nella persona di John Roger Lund, responsabile della polizia di Stovner nega che questo distretto sia una copia della Rinkeby svedese: “la polizia non fugge quando le gang ci aggrediscono, ma è il contrario” ha tenuto a ribadire, nonostante che nei mesi tra gennaio e marzo ci siano stati oltre venti casi di incendi dolosi e molti episodi di aggressioni contro le pattuglie.
    Intervistato dal Aftenposten, Lund ha dichiarato che dietro tutti questi incidenti: “ci sono solo piccoli gruppi di giovanissimi tra i 14 e i 17 anni, non sono membri di qualche gang pur se molti dei sospettati sono già noti alla polizia”.

    Gli ultimi sviluppi
    Il recentissimo annuncio del presidente statunitense Trump sul trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, riconoscendola di fatto come capitale dello stato d’Israele, ha fatto venire ancor più allo scoperto le gang di giovani islamici con una sequela di proteste e di attentati molto preoccupante.
    Il 9 dicembre è stata colpita una sinagoga nella zona centrale di Gothenburg, le telecamere di videosorveglianza hanno filmato un gruppetto di almeno di una decina persone, tutti bardati di nero, i cui lanci di oggetti incendiari per fortuna non hanno causato danni a nessuno. Per Allan Stutzinsky, rappresentante della comunità ebraica svedese, “l’attentato è da addebitare ad un gruppo dei manifestanti pro-Palestina”.
    La polizia svedese ha aperto subito le indagini arrestando il giorno dopo l’attentato tre ventenni ma di cui non ne ha comunicato, finora, la nazionalità. Il presidente Moshe Kantor del Congresso Europeo Ebraico ha chiesto alla Svezia di fare presto per scoprire gli autori di questo attentato, che si ricollega alle manifestazioni, colme di violentissimi slogan anti-ebraici, tenutesi a Malmö Vienna, Parigi e Lione. Inoltre il Jerusalem Post è stato tra i pochi organi di stampa a riportare l’annuncio di “una intifada da innescarsi a Malmö” reclamata dagli oltre duecento manifestanti che hanno sfilato nella città del sud della Svezia, i quali secondo la radio pubblica hanno più volte inneggiato alla uccisione degli ebrei.
    A Malmö incidenti si verificarono nel 2008 e nel 2009, una città che ‘contribuisce’ molto al gruppo delle crescenti no-go zone avendo come Gothenburg e la capitale grosse porzioni dei sobborghi in pratica controllate dalle gang islamiche.
    I più gravi scontri si sono avuti nel 2008 a causa degli associati della Islamiska Kulturföreningen(Associazione per la Cultura Islamica) nel quartiere di Rosengard allorquando non venne più rinnovato l’affitto dei locali per la suddetta associazione.
    A quel punto i locali vennero occupati per settimane da decine e decine di giovani della Islamiska Kulturföreningen. Al momento dello sgombero delle forze di polizia queste ultime furono aggredite con sassaiole e continui lanci di fuochi di artificio, per due notti consecutive durò la rivolta costringendo la polizia a chiamare rinforzi anche dalle località vicine. Un modus operandi che permane tutt’ora visto che si è purtroppo allargato in moltissimi altri sobborghi del regno di Svezia.
    Gli incidenti del 2009 presero a pretesto il match di Coppa Davis Svezia-Israele, da notare che in quei giorni si raggrupparono fino a 7mila persone appartenenti ai partiti di sinistra, ai gruppi di estrema sinistra, a varie organizzazioni degli immigrati musulmani e finanche ai gruppi neo-nazisti/negazionisti dell’ultra-destra. Un preoccupante annuncio di una possibile saldatura tra gruppi ideologicamente diversi ma uniti dall’anti-semitismo.
    Cosa sono, dunque, le No-GoArea (o anche dette No-Go Zone") ?
    The following are areas that have been described as no-go areas in recent years, though in some cases the characterization has been disputed.
    Belgium
    In the wake of the 2015 Paris attacks, the Molenbeek municipality in Brussels was described in many media reports as a "no-go area", where gang violence and Islamic fundamentalism had fed on Molenbeek’s marginalisation, despair and festering resentment of authority.[15] In 2015 Belgium’s home affairs minister said that the government did not “have control of the situation in Molenbeek" and that terrorists' links to this district were a "gigantic problem".[16]
    Brazil
    Some favelas in Brazil, most notably in Rio de Janeiro, are controlled by gangs with automatic weapons.[17][18] Police and investigative reporters have been tortured and killed there, such as Tim Lopes in 2002.[19] Attempts at clearing up such areas have led to security crises in Rio[20] as well as in São Paulo.[21]
    France
    Further information: Sensitive urban zone
    An early usage of the term regarding Europe was in a 2002 opinion piece by David Ignatius in The New York Times, where he wrote about France, "Arab gangs regularly vandalize synagogues here, the North African suburbs have become no-go zones at night, and the French continue to shrug their shoulders."[22]La Courneuve, a municipality (commune) in the Paris region, was described by police as a no-go zone.[23]
    In 2010, Raphaël Stainville of French newspaper Le Figaro called certain neighborhoods of the southern city Perpignan "veritable lawless zones", saying they had become too dangerous to travel in at night. He added that the same was true in parts of Béziers and Nîmes.[24] In 2012, Gilles Demailly (fr), the mayor of the French city Amiens, in the wake of several riots, called the northern part of his city a lawless zone, where one could no longer order a pizza or call for a doctor.[25] In 2014, Fabrice Balanche, a scholar of the Middle East, labelled the northern city of Roubaix, as well as parts of Marseille, "mini-Islamic states", saying that the authority of the state is completely absent there.[26] American magazines Newsweek[27] and The New Republic[28] have also used the term to describe parts of France.
    In January 2015, after the Charlie Hebdo shooting in Paris, various American media, including the news cable channels Fox News and CNN, described the existence of no-go zones across Europe and in France in particular, or featured guests that referred to them. In some cases, the French areas termed "sensitive urban zones"[29] were described as no-go zones.[30][31] Both networks were criticized for these statements,[32] and anchors on both networks later apologized for the characterizations.[33][34][35][36] The mayor of Paris, Anne Hidalgo, said that she intended to sue Fox News for its statements.[37][needs update]
    Germany
    A sociology paper published in 2009 said that right-wing extremists had been discussing the creation of no-go areas in Western Europe since the 1980s.[38] It described attempts to create "national liberated zones" (national befreite Zonen) in Germany: "'no-go-areas', which are areas dominated by neo-Nazis,"[39] attributing their appeal in the former DDR to "the unmet promises of modernisation and the poor socio-cultural conditions that offer no perspectives to young people".[40] Whether or not Germany actually had no-go zones was disputed: the paper concluded "according to ... state officials, the police and other relevant institutions, [the phenomenon of no-go zones] does not actually exist ... by contrast, the national press in Germany, various civic associations, and also experts acknowledge and give examples of the existence of no-go areas."[41]
    In a 2011 interview, Bernhard Witthaut (de), then president of the German police union Gewerkschaft der Polizei, stated that some areas in Germany, mostly with a high immigrant population, had become no-go areas where police feared to enter.[42] In 2016, Rainer Wendt, the head of the German Police Union, warned that areas exist where police “hardly dare to stop a car [...] Because they know that they'll be surrounded by 40 or 50 men ”. In 2017, Rainer warned that Germany faced a risk of "police-free zones in Germany". [43]
    In February 2018, Angela Merkel acknowledged the existence of no-go zones, saying: "That means, for example, that there are no no-go areas, that there can be no rooms where no one dares to go, and there are such spaces, and you have to call that by name and you have to do something about it. And I think that Thomas de Maizière did a very good job as Minister of the Interior, but we also said now that we want a model police law, we can not stand by the different security standards in different states and that needs to be as unified as possible"[44]
    Israel and Palestine
    The Israeli Defence Forces (IDF) maintains a border zone on the Gaza strip and declares "no-go zones", where they may use lethal force without further notice. A zone with a width of 100 meters along the border is unambiguously a no-go zone. Furthermore, IDF states that on a 300-meter wide zone "farmers" may approach on foot.[45] However, these areas are still farmed by Palestinians despite this risk.[46]
    Malaysia
    The Gaya Island is a location of an illegal Filipino colony, called Kampung Lok Urai, with stilt houses girdling the beach. Both the Malaysian federal government and the Sabah state government do not officially recognise the settlement and the inhabitants as the inhabitants are known as illegal immigrants. It has a 6,000 floating population of largely Filipinos Suluk and Bajau. It is considered a dangerous, high crime or "no-go" area by the police and the locals.[47]
    Sweden
    Further information: Vulnerable area
    The Swedish government states that "no-go zones" do not exist in Sweden.[48][49] Although in a 2017 interview with the Weekly Standard's Paulina Neuding (sv), Gordon Grattidge, described as the head of the Swedish ambulance drivers' union, stated that there were areas where it is too dangerous for rescue workers to enter without police protection, using the English term "no-go zones" to describe them.[50][51][49]
    A 2016 report from the Swedish Police map 53 so called "exposed" areas (Utsatta områden), of which 15 were "particularly exposed". An "exposed area" is an area with low socioeconomic status and the area is affected by criminality. A "particularly exposed" area is defined by an unwillingness to participate in legal proceedings, difficulties for the police to carry out their mission, parallel social structures, violent extremism and finally proximity to other exposed areas. These definitions are used to adapt their procedures when working in these areas, for example bringing certain equipment and working in pairs when in a "particularly exposed area".[52]
    In March 2015, journalist Henrik Höjer discussed the rise of criminality, especially organized crime, in various neighborhoods within Sweden since the mid-1990s, especially in the city of Malmö. He interviewed a police officer and task force chief who referred to such areas as "no go areas" and wrote that gangs like to lay claim to an area by throwing stones at mailmen, police, firefighters and ambulances who enter the area.[53]
    In February 2016, a news crew for Australia's 60 Minutes working with anti-immigration activist Jan Sjunnesson[54][55] reported having come under attack, including having stones thrown on them and a car running over the foot of a cameraman who was trying to prevent it from leaving in the immigrant-dominated district of Rinkeby of Stockholm.[56]60 Minutes published the video, on which reporter Liz Hayes states "there are now 55 declared no-go zones in Sweden."[57]
    A 10-minute December 2016 film by FoxNews.com's Ami Horowitz, Stockholm Syndrome, focused on violence by Muslim immigrants within Sweden, and included an interview with two policemen who seemed to confirm that there are no-go areas for police in Sweden.[58] During the interview, one officer states, "If the police is chasing another car for some kind of crime, if they reach what we call 'no-go areas', the police won't go after it."[59] The police officers later objected to the interview and said that their quotes had been taken out of context, and a videographer who worked on the film supported the officers' account, saying the video was cut together unethically.[60] The documentary gained significant attention several months later when U.S. President Donald Trump indirectly alluded to it in a speech.[61] The film as a whole, and its description of no-go areas, have both been disputed by sources within Sweden; the Swedish The Local quoted a police spokesperson as saying that, though there are areas "characterized by, among other things, the difficulty for the police to fulfill its duty", "There are no guidelines that the police should not visit these areas".[62] The description of no-go zones was also disputed by Felipe Estrada Dörner, a criminology professor at Stockholm University.[63]
    United Kingdom
    In 2012, Professor Hamid Ghodse of the United Nations' International Narcotics Control Board included areas of Birmingham, Manchester and Liverpool as "no-go areas" run by drug traffickers, comparing them to Brazilian favelas. Local police forces denied the claims.[64]
    Il 21 Gennaio 2018, Il Giornale.it scrive: "L'immigrazione islamica incontrollata è una follia".
    Non ho mai avuto il piacere di incontrare il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ma ho sempre apprezzato il suo coraggio nell’assumere posizioni o nel formulare giudizi netti che, proprio grazie alla sua autorevolezza e al suo equilibrio intellettuale, raramente vengono equivocati. Ne ho avuto conferma leggendo la bella intervista che ha concesso ad Aldo Cazzullo e pubblicata sul Corriere della Sera. Di Segni risponde in modo sintetico ma tutt’altro che elusivo, formulando con precisione i suoi pensieri; qualità rara, come quella di non sottrarsi alle questioni davvero importanti. Ad esempio quando Cazzullo gli chiede un giudizio sull’immigrazione.
    «Sui migranti noi ebrei siamo lacerati. La fuga, l’esilio, l’accoglienza fanno parte della nostra storia e della nostra natura. Ma mi chiedo: tutti i musulmani che arrivano qui intendono rispettare i nostri diritti e valori? E lo Stato italiano ha la forza di farli rispettare?».
    Si risponda.
    «Purtroppo devo rispondere due no. Per questo sono preoccupato. L’Europa è nata dopo Auschwitz; non vorrei che finisse con un’altra Auschwitz. Non so chi sarebbero stavolta le vittime. So che la migrazione incontrollata può provocare una reazione di intolleranza; ci andremmo di mezzo anche noi, e forse per primi».
    L’arrivo di migliaia di migranti musulmani è un problema per gli ebrei?
    «Non solo per gli ebrei; per tutti».
    E poi riguardo al dialogo con gli Imam:
    Lei è andato alla moschea di Roma, ma l’imam non è venuto in sinagoga. Come mai?
    «Il rapporto con l’Islam è molto complesso. Ci stiamo lavorando. Al corteo del mese scorso a Milano si sono sentiti slogan in arabo che inneggiavano a Khaybar, la strage di ebrei fatta da Maometto. Ho ricevuto lettere private di scuse da parte di organizzazioni islamiche; non ho sentito parole pubbliche».
    Il rabbino capo ci ricorda che l’immigrazione incontrollata è fonte di ingiustizia e che l’integrazione di milioni di musulmani ovvero di una religione che non appartiene alla tradizione europea è pericolosamente velleitaria, tanto più da parte di un Paese, l’Italia, che non ne ha la cultura né l’esperienza e che non è pronto per una missione tanto importante. Peraltro, a mio giudizio, non è solo l’Italia ad essere impreparata ma tutti gli Stati europei, visti fallimenti e le crisi di rigetto che si manifestano dappertutto, a cominciare da quelli nel nord del Continente.
    E poi Di Segni non ha remore nel dire che gli Imam tendono al doppio linguaggio ovvero a non esternare condanne che pronunciano solo in privato, palesando un imbarazzo, per noi incomprensibile, che dimostra eloquentemente la loro sottomissione alle frange più oltranziste dell’Islam, quelle più ostili all’integrazione.
    Questo significa parlar chiaro, senza fanatismo; con un buon senso che dovrebbe essere diffuso e che invece è limitato a pochi ed è certamente precluso alla maggior parte dei politici italiani. Come dargli torto?
    [SPECIALE] Il 26 Gennaio 2018, Sole24Ore.it scrive: "In Italia quella dei migranti ormai è un'industria e vale oltre 4 miliardi".
    Chi è troppo sensibile è pregato di non leggere oltre. Non è mia intenzione discutere aspetti sociali o umani. Ho voluto mappare lo scenario migranti da un punto di vista esclusivamente economico. Cifre che dipingono una situazione in cui, a mio modesto avviso, non si parla più di un’emergenza, ma di un settore nascente dell’economia che può tranquillamente definire un nuovo tipo di industria: l’industria dei migranti.
    Definizione di industria (dalla Garzanti): attività umana diretta alla produzione di beni e servizi, anche nelle sue forme più semplici e non organizzate.
    Ora, partiamo dai tipi di migranti.
    Tipo di migranti: 2
    Sulla base della classificazione dello IOM (Organizzazione Internazionale per i Migranti) vi sono due metodi/eventi che producono migranti.
    Migranti di guerra
    Un evento che produce migranti di guerra ha un costo in termini di risorse impiegate estremamente elevato. Solo per dare un’idea il singolo bombardamento da parte degli Usa della base militare siriana di Shayrat è costato circa 100 milioni di dollari (la voce principale del bombardamento sono i costi dei Tomahawk, missili da crociera).
    Meno costosa appare essere una guerra civile dove, molto spesso, l’utilizzo di armi è ristretto a quelle leggere. In tal senso un’analisi della World Bank offre alcuni numeri su cui riflettere.
    Migranti socio economici
    I migranti sociali o economici, ipotizzando che non siano prodotti da un ex conflitto, possono essere creati con uno scenario di minor intensità (anche come risorse utilizzate) ma che può generarsi in un periodo medio lungo: crisi economiche, cambiamento di governo, estremismo etnico o religioso, cambiamenti climatici (siccità, innondazioni etc.). Un’analisi interessante della produzione di migranti economici la potete trovare nella mappa che l’ILO ha di recente messo a disposizione.
    Arrivi in Italia: 505.378 unità (2014-2016)
    I migranti che interessano direttamente l’Italia sono per lo più prodotti in Africa. Dei tre corridoi indicati dallo IOM quello mediterraneo centrale (che interessa la rotta Libia-Italia) è il più attivo. Dal gennaio 2014 a dicembre 2016 il ministero dell’interno traccia 505.378 migranti sbarcati in Italia. A questi si aggiungono quelli sbarcati sino a oggi (ultimo aggiornamento 24 maggio 2017 dello IOM) <di 50.267 unità (in pratica nei soli primi 5 mesi del 2017 in Italia sono già sbarcati il 10% del totale degli ultimi 3 anni). Nell’area mediterranea dall’inizio 2017 al 24 maggio sono arrivati 60mila migranti, la quasi totalità in Italia, con un trend di traffico in aumento rispetto allo stesso periodo anno 2016.
    Se analizziamo il sito del ministero dell’Interno aggiornato notiamo che le richieste di asilo sono drasticamente aumentate negli ultimi anni. I maggiori richiedenti sono di origine africana, per lo più migranti economici.
    Costo migranti per l’Italia nel 2017: 4,6 miliardi di euro
    “L’impatto complessivo sul bilancio italiano della spesa per migranti, in termini di indebitamento netto e al netto dei contributi dell’Unione europea, è attualmente quantificato in 2,6 miliardi per il 2015, previsto pari a 3,3 miliardi per il 2016 e 3,8 per il 2017, in uno scenario costante, ossia in assenza di un ulteriore acuirsi della crisi. Tale stima tiene conto della spesa per l’accoglienza, per il soccorso in mare e per i riflessi immediati su sanità e istruzione. In particolare, il soccorso in mare vede impegnati oltre ai corpi militari, gli uomini e i mezzi delle Capitanerie di porto e della Guardia di finanza”, spiega il ministero dell’Economia.
    Facciamo i conti della serva, in 3 anni abbiamo: 2,6 + 3,3 + 3,8 = 9,4miliardi di euro. Il conteggio di 3,8 miliardi di euro, tuttavia, era una previsione. In data aprile 2017 il ministero rivede i conti e fa due previsioni di spesa (quindi non cifre definitive) già superiori.
    Scenario “cauto” (costante) implica una spesa di 4,2 miliardi di euro per tutto il 2017.
    Scenario di crescita (sulla base degli storici direi il più plausibile) 4,6 miliardi di euro. (fonte: pagina 45 del Programma di Stabilità).
    Alcuni paragoni per dare l’idea delle cifre (usando la stima costante)
    L’ultima finanziaria, quella approvata per il 2017, è di circa 27 miliardi. Allo stato attuale delle due stime (costante e in crescita) l’impatto negativo sul Pil sarà tra 0,25% e 0,27%.
    Pensioni
    1,9 miliardi di euro (nel 2017 per quattordicesime, pensioni basse e Ape) stanziate nella finanziaria vs 4,2 miliardi per migranti nel 2017 (l’industria dei migranti riceve oltre il doppio).
    Piano Casa
    4,5 miliardi per il piano casa vs 4,2 miliardi per i migranti (un po’ di più per il piano casa che copre tutti i cittadini italiani interessati)
    Dissesto idrogeologico
    7 miliardi (ma in 7 anni, il che significa 1 miliardo l’anno) vs 4,2 miliardi per i migranti (all’industria dei migranti vanno 4 volte tanto)
    La società civile ci guadagna?
    Secondo un’analisi approfondita del Fondo Monetario internazionale (pagina 8 del documento) i costi per l’asilo dei migranti hanno un impatto negativo dello 0,24% (dati del 2016) sul nostro Prodotto Interno Lordo (Pil).
    Sul medio-lungo periodo il Fondo Monetario internazionale cita a pagina 14 un possibile calo del Pil superiore allo 0,40 %.
    La Lady Pesc (la signora Mogherini, ex ministro degli esteri) suggerisce che le “economie europee hanno bisogno dei migranti”.
    Non mi appare del tutto chiaro da dove provengano le fonti che suggeriscano alla Mogherini che essi siano una necessità. Sulla base dei dati IOM una buona parte dei migranti sono di origine umile. Molti con un livello di educazione poco adatto a integrarsi nella società civile europea che sempre più tende a valorizzare una occupazione post industriale.
    La stessa Germania ha deciso una sorta di “selezione all’ingresso” solo per migranti adatti ad integrarsi, che possono portare un vero valore all’economia nazionale.
    Remittance: 15.359.000.000 dollari
    I migranti, se trovano lavoro in Italia, sembra che tendano a risparmiare. Ottimo per loro, discutibile per il benessere del sistema economico italiano. Le remittance sono i soldi che i migranti guadagnano qui, risparmiano e spediscono a casa (alle loro famiglie).
    Il Pew riporta (al 31 agosto, anno 2016) una cifra di circa 15 miliardi di dollari usciti dall’Italia diretti in varie nazioni (la mappa dinamica che potete visualizzare qui indica le destinazioni). In pratica i migranti che lavorano sono degli ottimi risparmiatori, ma i loro risparmi (o una parte di essi) vanno a finanziare la crescita delle loro nazioni di origine.
    Raccolta fondi delle No Profit
    L’industria dei migranti in termini di raccolta (donazioni, lasciti, etc) è un settore in crescita. Ho dialogato con chi offre consulenze e servizi di raccolta fondi a ONG. Aragorn è un azienda profit che supporta numerose organizzazioni nella raccolta di fondi per scopi benefici (nessuna che opera nell’industria dei migranti). Data l’esperienza decennale del suo gruppo, e la loro trasparenza, ho pensato di intervistarli per offrire una visione chiara del sistema di raccolta faccia a faccia (di seguito F2F)
    Nell’ambito della raccolta fondi il confronto F2F è lo strumento di raccolta più efficiente. Per intenderci i ragazzi o ragazze che vi fermano per strada, con una pettorina della organizzazione per cui raccolgono soldi.
    L’Istituto italiano donazioni, che ha tra i suoi soci un numero piuttosto elevato di Organizzazioni No Profit (ONP), dipinge uno scenario (dati 2015) di crescita nella raccolta F2F che si attesta al 15% del totale raccolto da ogni ONP.
    Negli anni vi sono stati duri attacchi a questo sistema di raccolta etichettato dagli stessi “volontari” come iniquo Quali sono le tipologie di contratto lavorativo che tutelano i vostri dialogatori?
    “Il personale F2F lavora con contratti di lavoro che prevedono un fisso netto mensile a cui va aggiunta una provvigione basata sui RID sottoscritti. Legolas rimborsa al personale ogni spesa connessa al lavoro (spostamenti, viaggi, spese telefoniche…).”
    È corretto chiamarli volontari?
    “Il personale F2F è pagato, quindi non è corretto definirlo volontario. Per definire questo profilo professionale, i termine corretto è dialogatore, poiché si tratta di persone selezionate e formate per instaurare un dialogo diretto con i cittadini incontrati per strada o presso gli stand allestiti in piazze, centri commerciali, teatri, etc”.
    In passato vi sono state critiche allo “sfruttamento” dei dialogatori di strada, cosa ne pensa?
    “Legolas e le ONP per cui lavora sottoscrivono un codice etico adottato dal personale F2F. Tale codice etico prevede la messa in pratica delle ‘buone prassi’ cioè, in particolare, la veicolazione di tutte le informazioni necessarie senza alcuna omissione ai potenziali donatori quali: la periodicità della donazione, l’importo e la frequenza, la modalità di rinnovo automatico. Solo una puntualizzazione: Legolas lavora sul F2F da solo tre anni a differenza delle attività di Aragorn che, come le dicevo, lavora da 23 anni nell’ambito della raccolta fondi e della comunicazione per il no profit. Esistono in Italia altre realtà molto più grosse ma soprattutto che lavorano da molto più tempo, e direi esclusiva, nel F2F”, conclude Stefano Sanfilippo, Ceo di Aragorn.
    Sullo stesso tema (F2F) ho dialogato con un Organizzazione No Profit (Medici senza frontiere) che è attiva anche in ambito migrazione.
    Chi chiede soldi (lavorando per voi) per strada è un professionista (pagato), non un volontario (quindi non pagato)?
    “Il personale che svolge l’attività di face to face non è composto da volontari ma da professionisti e per svolgere al meglio l’attività offriamo loro formazione continua. I dialogatori infatti informano il pubblico sui nostri progetti e propongono di diventare sostenitori regolari. Siamo un’organizzazione indipendente, anche dal punto di vista finanziario, e grazie a questo sostegno possiamo garantire cure mediche e assistenza a milioni di persone. Collaboriamo con poche e selezionate agenzie esterne ma fondamentalmente abbiamo un programma gestito internamente e ci occupiamo direttamente di selezionare e formare i dialogatori. Ognuno stipula un contratto con noi e percepisce una retribuzione che si basa su fisso e variabile. Riguardo ai costi, in riferimento al bilancio: meno del 18% dei fondi raccolti dalla nostra organizzazione viene utilizzato ogni anno per assicurare la copertura di costi di struttura, essenziali anche alla raccolta fondi; oltre l’82% va a finanziare le attività istituzionali di MSF, innanzi tutto quindi i progetti sul terreno in oltre 70 paesi del mondo”, dice a Econopoly il direttore generale di Medici senza Frontiere, Gabriele Eminente.
    Una posizione la offre anche Unicef Italia.
    Come funziona il vostro sistema di F2F?
    “Pur essendo selezionati e monitorati rispetto alla loro motivazione verso la causa dell’UNICEF, i ragazzi non sono volontari ma personale retribuito, comunemente chiamati nel settore dialogatori. Le società esterne di cui attualmente ci avvaliamo per la raccolta fondi face to face, sono responsabili del rapporto di lavoro con i dialogatori. Le scelte sul modello retributivo spettano alle società, che si muovono in un mercato del lavoro concorrenziale, mentre per quanto riguarda la parte contrattuale il Comitato Italiano per l’UNICEF Onlus richiede per contratto alle società di rispettare la vigente normativa in tema di diritto del lavoro e previdenziale, in modo che siano applicabili tutti i modelli contrattuali consentiti dalla legge e che non sia impiegato personale minorenne nello svolgimento dell’attività. Nel nostro caso il compenso da loro percepito è formato da una parte fissa e una variabile, proporzionale agli obiettivi di raccolta fondi raggiunti attraverso l’impegno e la qualità del lavoro svolto”
    Ritiene che la formazione di questi operatori di strada sia, generalmente parlando, svolta in modo che vi siano chiari adempimenti etici nell’offerta del prodotto/servizio da parte loro?
    “La formazione dei dialogatori è garantita come servizio dalle società, previo adeguato briefing e costanti processi di controllo qualità da parte del nostro staff, sia in sede di dialogo con il pubblico che con il confronto diretto con i nostri nuovi sostenitori. Abbiamo uno strettissimo controllo di qualità, composto anche da ‘mistery shopping’ (cioè controlli a sorpresa e monitoraggio del nostro staff) e abbiamo sospeso sia dialogatori sia società che non rispettavano gli standard qualitativi ed etici richiesti”.
    Per riassumere, chi lavora per la raccolta fondi è un lavoratore/professionista, non è un volontario. Oltre al fisso hanno una provvigione quindi più si raccoglie più si guadagna (in percentuale sul raccolto).
    Le cifre delle Ong: Medici Senza Frontiere
    Alle cifre già discusse, stanziate dal governo italiano, si aggiungono quelle delle ONG. Come organizzazione di riferimento ho scelto Medici senza Frontiere. Prima di tutto una premessa in merito ai fondi utilizzati. “Tutte le donazioni ricevute da MSF in Italia, e più del 96% a livello internazionale, provengono da donazioni di privati. Da giugno 2016, MSF non accetta finanziamenti UE per protesta contro le politiche migratorie europee”, mi spiegano da MSF.
    Alcuni numeri riguardanti questa organizzazione.
    MSF è in mare con due navi, la Prudence e la Aquarius, quest’ultima in collaborazione con SOS Mediterranée. Costi Prudence (anno 2017): 9.000 euro al giorno270.000 euro al mese. Costi Aquarius (anno 2017, divisi a metà con SOS Med): 11.000 euro al giorno– 330.000 euro al mese. I costi delle due navi comprendono affitto della nave, cure mediche, farmaci, cibo, beni di prima necessità come abiti, coperte, etc., carburante, staff, equipaggio.Staff MSF impegnato su SAR (operazioni di salvataggio): 33 persone (13 persone sulla Prudence, 9 su Aquarius, 11 persone a terra – porto di Catania)
    Totale persone soccorse da MSF dal 2015: oltre 65.800. Totale 2017: oltre 12.000. Nel 2016 (anno fiscale 2014), il 5×1000 ha rappresentato il 17% dei proventi dell’organizzazione (9.774.726 euro, 240.495 contribuenti). Nel 2016, budget per tutte le operazioni di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo (con tre navi): circa 10,4 milioni di cui 1,5 milioni (14%) da fondi 5×1000.
    Il budget totale di SAR su totale spese di tutti i progetti di MSF a livello globale è circa 0,9%. Nel 2016 per progetti di MSF sulla migrazione in Italia (escluso SAR): 3,5 milioni, 0,3% su totale delle spese dei progetti a livello globale. Il totale delle spese SAR + progetti migrazione in Italia = 13,9 milioni, pari all’1,2% sul totale dei progetti a livello globale.
    Vi sono 8 differenti organizzazioni operanti nel Mediterraneo nella ricerca e soccorso, che in totale nel 2016 hanno effettuato il 28% dei soccorsi. Oltre a queste sono attive in mare le navi di Frontex, quelle della nostra Marina, etc.
    Unicef Italia
    Due chiacchere con Unicef, che è attiva in Italia nella raccolta fondi e da quest’anno anche nell’industria dei migranti (tra i migranti vi sono molti minorenni).
    Qual è la percentuale di migranti originati da zone di guerra (profughi di guerra) e di migranti sociali o economici? “
    “Non abbiamo disponibile una distinzione così netta. Nel 2016 sono sbarcate in Italia 181.436 persone. Nello stesso anno, sono state presentate 123.600 richieste d’asilo, di queste ne sono state esaminate 91.102: al 40% è stata concessa una qualche forma di protezione. Migranti: 43.245 sbarcati nel 2017, +38% rispetto al 2016. Dopo il boom di sbarchi nell’ultimo weekend (oltre seimila), salgono a 43.245 gli arrivi di migranti nel 2017, il 38,54% in più rispetto al 2016, che alla fine risulta l’anno record, con 181mila stranieri giunti via mare. Nigeriani (5.216), bengalesi (4.645), guineani (4.206) e ivoriani (3.942) le nazionalità più rappresentate dei migranti arrivati quest’anno. Si contano anche 5.551 minori non accompagnati”.
    Qual è la percentuale demografica di donne, uomini e minori?
    “In Europa, dei 44.000 rifugiati e migranti sbarcati da gennaio 2017 attraversando il Mar Mediterraneo, 11.300 sono bambini o adolescenti (circa il 25,5%). Nel 2016 sono state 362.300 le persone giunte in Europa, di cui oltre 94.200 sotto i 18 anni (26%). Delle 93.620 persone che hanno presentato richiesta d’asilo nel 2017, 25.290 sono bambini sotto i 18 anni (27%). In Italia, le persone sbarcate nel 2016 sono state 181.436, di cui il 16% bambini e adolescenti: 9 su 10 non accompagnati. Nello stesso anno, sono state presentate 123.600 richieste d’asilo in Italia, di cui 105.006 uomini (85%) e 18.594 donne (15%): di questi, 11.623 sono minori (9,5%), 5.984 non accompagnati. Nei primi tre mesi del 2017 sono state presentate 37.915 richieste d’asilo in Italia, di cui 32.180 uomini (circa l’85%), 5.735 donne (circa il 15%): di questi, 4.489 sono minori (11,8%), 2.254 non accompagnati”, conclude Paolo Rozera, direttore Unicef Italia.
    Il punto di vista della politica
    Per fare il punto su cosa ne pensa la politica ho dialogato con Guglielmo Picchi. Membro dell’assemblea parlamentare dell’OSCE (Oscepa), presidente del comitato sui migranti, in seno alla stessa organizzazione.
    “I numeri che ha menzionato sono difficili da immaginare, specialmente se messi a confronto con quello che il governo italiano ha stanziato per progetti di interesse nazionale: le pensioni e le case per l’intera popolazione italiana. Negli ultimi mesi, come presidente della commissione migranti dell’Oscepa, ho visitato numerosi insediamenti temporanei in Grecia, Turchia, sulla rotta di terra (ex Jugoslavia, Bulgaria, Romania etc..). Le condizioni in quei centri sono preoccupanti. Tuttavia il problema, a mio avviso, deve essere risolto alla radice. I finanziamenti alla Turchia per chiudere le frontiere sono una soluzione temporanea e onerosa, imposta da una Unione Europea che, dimentica a volte degli sforzi dell’Italia, non trovava molto comodo avere un torrente di migranti che arrivavano direttamente in centro Europa. Il mio intento, all’Oscepa e come membro della commissione al Ministero esteri, è di poter strutturare un piano di maggior supporto alle nazioni da cui è originato il fenomeno migranti. Uno sforzo sicuramente importante, ma che può arginare un processo che, detto sinceramente, l’Italia non può permettersi di affrontare ancora per molto tempo“, conclude Picchi.
    Soros e i diritti umani: 1.500.000 nel 2016
    Spesso si tira in ballo la Open Society Foundation di George Soros. Le accuse mosse alla OSF del celebre finanziere sono tra le più fantasiose. Li si accusa di sovvenzionare le migrazioni in Italia e Europa, di voler sconvolgere il tessuto sociale europeo, etc. Dato che anche in questo caso vi sono soldi in ballo ho pensato di chiedere direttamente a loro.
    “Le operazioni di SAR sono importanti e salvano vite umane, ma esulano dallo scopo del nostro approccio, focalizzato sui diritti umani. Non finanziamo rifugiati e migranti né gruppi che li conducono in Italia. Semplicemente riconosciamo che queste persone spesso subiscono orribili violazioni dei diritti umani durante il percorso per emigrare e la ricerca dello stesso. Una volta in Italia, essi sono spesso abbandonati dallo Stato. Per questo motivo, nel 2016 abbiamo disposto 732.840 dollari per le organizzazioni che, in Italia, denunciano abusi e offrono cure mediche, assistenza legale e supporto sociale a queste persone che si trovano in un momento di vulnerabilità nella loro vita. Le accuse dirette o indirette nei confronti della OSF di incoraggiare queste persone a emigrare sono false. Esse ricadono nella stessa categoria delle menzogne, motivate da ragioni politiche, secondo le quali finanziamo le persone per protestare e organizzare rivoluzioni. Queste menzogne sono parte dell’attuale clima di incoraggiamento alla diffusione di notizie false attraverso i social media in un contesto di campagna elettorale, proteste o lotta al potere”, mi spiega il portavoce della Open Society Foundation.
    Considerando le enormi cifre menzionate in precedenza, un investimento totale, spalmato su differenti Ong (nessuna delle quali ha usato i soldi per progetti legati a sbarchi e migranti), di meno di 1 milione di euro appare ben poca cosa. O meglio, sicuramente denaro utile per supportare i diritti umani, ma di certo non una cifra che possa sovvertire l’ordine italiano o europeo (qui il link per il prospetto di grant).
    Miliardi di euro, solo in Italia, investiti, spesi, guadagnati da tutti coloro che operano, pur nel massimo della loro efficienza e onestà, per affrontare ogni giorno il fenomeno dei migranti. Con un trend in crescita, a rischio di sembrare cinico, i migranti non sono più un’emergenza. Sono un’industria strutturata, vitale e in continua crescita che offre prospettive di guadagni e carriera.
    [SPECIALE] Il 17 Gennaio 2018, dopo 4 anni, 3 mesi e 14 giorni (1.567 giorni) dal 3 Ottobre 2013, Repubblica.it scrive: "La Camera approva la missione in Niger. 470 uomini contro il traffico di esseri umani".

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  • 05/11/18--13:32: Branding Consulting
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    Storified by Branding Consulting · Fri, May 11 2018 20:32:52

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  • 05/11/18--13:39: Gill Digital Coverage 2018
  • Media Highlights

    Storified by TimK79 · Fri, May 11 2018 20:39:02

    March

    April

    May

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    il seguente storify ha uno scopo ben preciso: dimostrare quanto il cocktail twitter+televisione possa far male agli italiani. Non di meno esso analizzerà le dinamiche degli hashtag idioti e perditempo, creati da persone che di comicità se ne intendono quanto la mia gatta se ne intende di nuoto.

    Storified by Anonimo Coniglio · Fri, May 11 2018 20:39:02

    Prima parte, Ti Presento il Sarubbio

    Il Sarubbio Sentenzioso scende in campo | #opencamera #copiaeincrozza #PD | ti presento il paladino di twitter - IMG: http://pic.twitter.com/4Xklfs1p · AnonConiglio 無名兎
    Si chiama Andrés Sarubbio, è il condottiere del popolo della rete. Ha creato l'hashtag #opencameretta, in cui racconta cosa si fa nell'asilo ogni giorno. Ha scoperto quando la sua compagna Mara saltava la lezione e l'ha denunciata alla maestra, segnala alla polizia postale account fake - come non rimembrare le sue gesta verso il pericolosissimo e terrorista account @palazzochigi e @tuamamma:
    Il Sarubbio sentenzioso. | @uomoinpolvere @balconaggio | IMG: http://t.co/flq8fELs · anonimoconiglio
    Di recente, Il Sarubbio sentenzioso chiamò il suo amico Andrea Sarubbi - si chiamano in modo simile - per chiedergli di svelare il macabro piano di Crozza, e così facendo contribuirono a creare un Italia migliore. Senza il loro intervento l'Italia sarebbe caduta nel baratro.

    Seconda parte, la faccenda #copiaeincrozza

    Ieri sera, mentre non so quante persone guardavano Crozza, successe questo:
    potresti plagiare? alcuni però se ne rendono conto di quanto Sarubbi sia figo
    Ma lui risponde alle critiche in modo deciso
    avete capito? LUI ha messo le foto! e ora #SISFOTTE! e parte la campagna

    Piccola parentesi, autenticità di una battuta

    Una battuta è fatta da due componenti fondamentali: l'idea (il contenuto), e la forma (la tecnica).

    Di fatto entrambi hanno un'importanza fondamentale al fine della risata. Avendo bazzicato per il forum di spinoza.it posso dire che molto spesso, se una idea non è "ricercata" o "complessa", le battute finiscono per somigliarsi. Più scontata è l'idea, più battute simili possono venire in mente a diverse persone.

    Per questo motivo, spesso non possiamo affermare con certezza che la battuta sia stata copiata da tizio. A meno che quest'ultima non sia stata proprio copia incollata. Quando contenuto e tecnica combaciano si può sostenere che la battuta è copiata (caso di Luttazzi e comici americani). Quando l'unica cosa che combacia è l'idea, dimostrare che la battuta sia stata copiata è più difficile. Se l'idea è scontata, la faccenda diventa impossibile, inutile e patetica. È il caso di #copiaeincrozza

    Non simpatizzo molto Crozza. Non mi fa ridere più di tanto. Come d'altronde non mi fa più ridere Zelig, e di Colorado Caffè non ne parliamo. Ma dire che Crozza abbia copiato le seguenti tre battute da Twitter è molto discutibile.
    Spesa proletaria di Crozza, parte 2 #ballaro / @danmic4 http://pic.twitter.com/47wPMprI · Andrea Sarubbi

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  • 05/11/18--13:44: Comunicación inclusiva
  • la imagen de la mujer dentro de los medios masivos de comunicación.

    Storified by Maggy PM · Fri, May 11 2018 20:44:11

    Justificación:
    Los seres humanos somos sociales por naturaleza,siempre buscamos relacionarnos con otros y vamos marcado roles que varían dependiendo de tu género, la ciudad donde vives, la familia en la que creces,la escuela a la que asistes y los medios de comunicación que te rodean.
    Desde que nacemos somos sometidos a este proceso de socialización en lo cual se establece el comportamiento femenino y masculino.
    Pero en esta infinita dinámica de soles que va cambiando durante cada etapa de la vida, nos enfocaremos únicamente en el papel que ha ido tomando la mujer a lo largo de los años dentro de los medios de comunicación.
    Desde sus inicios, los contenidos mediáticos para mujeres van orientados a determinar ciertos calores sociales, promover otros,cambiar algunos, fomentar nuevos y trasmitir las pautas de comportamiento que están vigentes según el contexto social.
    Específicamente hablando de la publicidad, que juega un papel muy importante en la comunicación social, es la encargada de “vender”más que sólo productos sino también actitudes formas de vida e imágenes paradigmáticas que orientan y, en muchos casos, definen las necesidades y los deseos de las personas
    La imagen de la mujer transmitida por los medios de comunicación (tanto a través de la prensa escrita como de la radio y de la televisión) sigue siendo una imagen estereotipada
    Los medios de comunicación son un elemento que crea la opinión pública e influye en la conducta colectiva. Actualmente es mayor el porcentaje de anuncios publicitarios sexistas, con roles sociales muy marcados, dejando una idea de la mujer como objeto, se le es prestando como“reina de la casa” usando su cuerpo para vender más y vendiendo una idea de un hogar resplandeciente y ordenado.
    Sabiendo esto cuando el comportamiento de una persona esta fuera de los roles establecidos la opinión pública tiende a“señalar” dicho comportamiento.
    Tomaremos como ejemplo el caso del accidente enReforma, donde 4 jóvenes murieron en un accidente, los encabezados tanto enredes sociales como en periódicos señalaban a la mujer como “puta” por ir en la madrugada con 3 hombres en un automóvil.
    No bastó con el accidente en si, la opinión publica y los medios “vendieron” una imagen y re-victimizaron a la mujer.
    Vivimos en un país donde la violencia de género vapor partida doble, esta el que la ocasiona y el rebote de los medios, dejando de lado la ética y la integridad solo por vender periódicos.
    Hipótesis:
    Con este proyecto pretendemos fomentar medios de comunicación menos amarillistas y más objetivos para crear una conciencia sobre la violencia de género, evitar la re-victimatización y fomentar la comunicación inclusiva en temas de feminismo en León Guanajuato.
    Propuesta:
    Crear una plataforma online donde por medio de ilustraciones se pueda tramitir lo que es la comunicación inclusiva dentro del los medios de comunicación

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  • 05/11/18--17:15: Friday Finale 5-11-18
  • #C3: Character! Community! Courage!!

    Storified by Tomas Rivera Middle · Sat, May 12 2018 00:15:34

    "It was Fantastic!!!" That was the comment our AVID & AVID EXCEL students said about visiting Cal State Fullerton today!! #C3 https://t.co/2WkGSqunRL · Tomas Rivera MS
    TRMS AVID at Cal State Fullerton. @trmsvvusd @ValVerdeUSD #trms #vvusd #avid https://t.co/dCSX7bO5Sa · David M Casey
    Citrus Hill Combined Concert with bands from @Columbia_VVUSD, @ManuelLRealES, @meadvalleyk5, @trmsvvusd, and @CitrusHillHawks. The hard work has really paid off this year!! They all sounded great! https://t.co/CJcbSG28Kb · Doug Henderson
    Only the best for the @trmsvvusd staff!! Happy teacher/staff appreciation to the hardest working group of professionals out there!! https://t.co/QgZA15Duf8 · Aaron Capp
    Congratulations to Brianna, TRMS Student of the Year!!! She's going to run the world!! #C3 https://t.co/FREDNGYUig · Tomas Rivera MS
    @trmsvvusd Grades 3-8 face off against teams around the nation- Virtual #Math Challenges May 22-24 https://t.co/Pl00PtRFM7 https://t.co/ttgYZbLqge · Perennial Math
    Can't wait to expand our team with incoming freshman! Don't forget to remind any students that might be interested! @trmsvvusd @MarchMS_VVUSD @VistaverdeMs https://t.co/HgOPhSUTAz · Citrus Hill Dance
    Friday’s ELAC meeting with Deputy District Attorney Evelyn Essenwanger. https://t.co/iQ3cZ2EL7n · Tomas Rivera MS
    MS Basketball tournament today hosted by Rancho Verde. @MarchMS_VVUSD @trmsvvusd @lakesidevvusd @VistaverdeMs https://t.co/yLx5joUWUL · Doug Henderson
    Magic show for TRMS AVID! @trmsvvusd @ValVerdeUSD @VVUSD_VAPA @TRMSVisualArts https://t.co/10WfGElLWF · Greg McWhorter

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    Storified by Asia-Pacific Farmers Forum · Sat, May 12 2018 02:09:25

    Yannick Bineau, Team Leader of EU-ASEAN COMPASS #AFOSP #BeASEAN #EUDAY https://t.co/icxn6g9bXh · ASEAN Foundation
    Insa Ewert, Cooperation section of EUROPEAN UNION Delegation of the European Union to Indonesia and Brunei Darussalam, Mission to ASEAN #AFOSP #BeASEAN #EUDAY https://t.co/mEz2T2BmdB · ASEAN Foundation
    H.E. Mr Francisco Fontan, EU Ambassador to ASEAN #AFOSP #BeASEAN #EUDAY https://t.co/1IdI7FI7yQ · ASEAN Foundation
    Michael Cottier Deputy Head of Mission, Embassy of Switzerland in Indonesia and Mrs. Yacinta Esti W. (AFOSP Project Manager) #AFOSP #BeASEAN #EUDAY https://t.co/fYkRUrScyR · ASEAN Foundation
    Hans Farnhammer, Head of Cooperation for European Union Delegation to Indonesia and Brunei Darusallam, Mission to ASEAN. #AFOSP #BeASEAN #EUDAY https://t.co/ux7Vb2glfO · ASEAN Foundation
    Project Manager of AFOSP; Yacinta Esti W explained about ASEAN Foundation role in AFOSP project to H.E. Mr Francisco Fontan, EU Ambassador to ASEAN #AFOSP #BeASEAN #EUDAY https://t.co/a8f7X2H7lt · ASEAN Foundation
    ASEAN Foundation had an honor to have H.E. Amb. Phasporn Sangasubana, Permanent Representative of the Kingdom of Thailand to ASEAN visiting AFOSP booth during the Europe Day celebration. #AFOSP #BeASEAN #EUDAY https://t.co/hePhjlW5ae · ASEAN Foundation
    Happy European Day for 2018! We are almost ready for the opening of the #EU celebrations here at Bank Mandiri Museum in Jakarta, Indonesia. Delegates, ambassadors and diplomats alike are gathered tonight to celebrate and raise awareness about the EU. #AFOSP #EU #BeASEAN #ASEAN https://t.co/f2jOFULMli · ASEAN Foundation
    Stay tuned to @ASEANFoundation Instagram to watch live feed of the commemoration event of Europe Day tonight (7 pm, GMT+7) in Bank Mandiri Museum, Central Jakarta. #AFOSP #beASEAN #ASEANCommunity #EUASEAN #ASEAN https://t.co/C5PN0CZegC · ASEAN Foundation

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  • 05/11/18--20:35: Enduraflex
  • Enduraflex

    Storified by nuvella serumscam · Sat, May 12 2018 03:35:45

    Enduraflex helps the person in delivering essentialnutrients to the body. that this product helps the person to enjoy more time onbed without getting tired soon along with making their partner happy. TO GETMORE INFO CLICK HERE http://supplementsreview.ca/enduraflex-canada/

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    D:\Hombots Sdn Bhd\Resources - Editable\AutoVac Bot Product Images\Watermarked [kimirobotstore]\kimirobotstore\Roomba 890

    Storified by irobotmontkiara · Sat, May 12 2018 03:52:58

    Though your floors are getting vacuumed wouldn't it be nice to sit watching your favorite show? Our floors clean, knowing we will have to take action, every day. You won't need to be concerned about the chore of vacuuming, when you obtain an iRobot Roomba 890. The Roomba 890 fits under or around furniture and works on all types of floor surfaces. You will find onboard sensors that let it navigate through your home since it cleans. The HEPA filters trap the allergens and dust in your house, leaving healthy air to breathe. There are no cords to trip over or plug in, the extractors prevent clogs and it's so quiet that you will not even know it is cleaning. The 3-stage cleaning process is designed to provide more vacuuming power. The Roomba 890 is the finest robotic cleaning system.

    Features of The iRobot Roomba 890


    The Roomba 890 is outfitted with the Navigation. This system utilizes a full variety of detectors that enable this vac to move throughout your home, even adapting to changes inside a room. That means it is possible to move your furniture without mistaking your robot vac. You are able to schedule the Roomba 890 to wash at certain times. Upgraded with Wi-Fi Connectivity from the predecessor Roomba 860, you can pre-set the Roomba 890 vacuuming robot to wash every day, at times that work best for the iRobot along with the schedule HOME App lets you program and wash handily. It's even compatible on devices with the Google Assistant along with Amazon Alexa. In addition to this, you get 5 times more electricity together with the AeroForce Cleaning System, making sure that this wonder will get all of the dust bunnies. And unlike vacuums which have roller brushes, this vac has extractors to prevent clogs or tangles out of all the debris and hair it stinks up.

    It also has a HEPA style filter that will get allergens as small as 0.3 micron so you know that the atmosphere in your house will be cleaner and healthier. So that it is prepared to vacuum, the Roomba 890 recharge and will dock. It utilizes a Spinning Side Brush to clean out the corners and edges of your rooms. It is vacuuming. This is a miracle that makes cleaning easy the purchase price that is affordable is the sole work.

    Disadvantages of the Roomba 890
    So many folks love the Roomba 890 that it's difficult to discover complaints. This dynamo's flexibility has made people love it so much, that they title their own Roomba 890's. Some people have cats who love to ride this vac round the home, so as it cleans it entertains. This robotic vac cleans the dirt and dirt from many surfaces, nevertheless some men and women who have carpeting have stated that it does not do quite as good of a job. And, while the navigation systems work good, there have been a few cases where people prefer it to wash line by line rather than the cleaning path.

    Another obvious downside is that you will still have to wash your furniture with a normal vacuum, as the Roomba 890 does not do crevices (many of the other robot vacuums dont do too). The biggest drawback to the Roomba 890 is that it is more expensive than uprights, yet the convenience of having a machine which will do your daily vacuuming for you is so worth the cost.

    Afterall, there is no such thing as PERFECT. Let's concentrate on which it CAN DO rather than what it cannot do.

    The Client Speaks
    There are so. 72% of reviewers gave this product a 5 star rating. That's really impressive. A lady who suffers from a severe dust mite allergy bought a Roomba 890 and has an expensive vacuum to get her home. She believed this would be a fantastic way to keep down the dust, as it was empty for most of the year. When they visited their holiday home, she was amazed by how far better her allergies were. So much so, that she made a decision to obtain a second one for their principle home. Another girl wrote that she was amazed from the dirt her Roomba 890 picked up, the dirt her vacuum left behind. A customer with two cats at a apartment purchased the Roomba 890 after being drained of the battle against cat hair.

    IRobot Roomba 890 Inspection

    When she first ran it, it immediately signaled "complete bin" so she understood that her old vacuum was missing quite a bit of debris. Now she needs to empty it every couple of days and only has it set to run daily. She also is happy with the quietness of the vac, writing that although you may hear it when it's in the room, as soon as it is quiet, around the corner. Pet owners enjoy watching their dogs and cats interact with this small man. Astroturf was even glued by one into the top so his cat could ride around on ituntil it moved under a couch. The Roomba 890 is more expensive for people people who have bought one, however, than other vacuums, they've stated that it is well worth the purchase price. To have the ability to appreciate more time doing the things you love, yet still have a clean home, buying a Roomba 890 is one.

    Conclusion


    There are lots of reasons to get an Roomba 890. The most obvious one is the convenience without physically vacuuming your flooring of vacuuming your floors. It delivers more than just a novelty act. The Roomba 890 supplies a superior clean which outdoes the competition. It stinks up pet hair, dander, dust, allergens and grime that other vacuums leave behind. You are ready to schedule it to operate when you're sleeping (it's quiet enough to not wake you up), at work, outdoors enjoying the day or simply lazing around. You can put it to wash one or several rooms, daily or several times a week. You will be around astounded by the convenience of having this vac. Individuals who have obtained the Roomba 890 universally have fallen in love with all the cleaning machine, so much that many have called their vacuums. Stop your vacuum grind that is daily, purchase a Roomba 890 in its price and start enjoying more of your life.
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  • 05/11/18--20:53: Plant hire in Preston
  • Storified by chrisraggio · Sat, May 12 2018 03:53:08

    Finding a plant hire company in close proximity to the project area should pose little to no difficulty since many of them have taken their respective businesses online such as plant hire in Preston. But before signing any agreements, confirming the reliability of plant hire companies and the quality of their available equipment is imperative as this will help in avoiding potentially dangerous and expensive problems from arising. Here are just a few elements to consider in making a good and reliable choice.

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  • 05/11/18--20:58: Healthy slow cooker
  • Storified by chrisraggio · Sat, May 12 2018 03:58:04

    We show you how to purchase and use a healthy slow cooker for the ideal dinner - a superb idea that's just perfect with low, medium and high food prep settings.
    Or video:
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    Storified by Bagus · Sat, May 12 2018 03:59:53

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  • 05/11/18--21:09: Suivi de #Museomix 2012
  • Sélection de ressources & de conversations en rapport avec la 2e édition de Museomix à Lyon.

    Storified by Nicolas Loubet · Sat, May 12 2018 04:09:36

    Museomix : 3 jours de co-création pour réinventer l'expérience du musée. La 2e édition de l'événement a lieu au musée gallo-romain de Lyon/Fourvière du 19 au 21 octobre avec plus 100 personnes venus d'horizons variés (programmation, médiation culturelle, création artistique, etc.). Pour notre plus grand plaisir, il sera possible de suivre - et même d'aider - via Internet les 10 équipes de museomixeurs.

    10 équipes / 10 projets

    Espace muséal : Maquette de Lugdunum (2e siècle)
    1. Maquette Lugdunum · museomix
    Description : Une maquette représentant Lyon au 2e siècle après J.-C. accueille le spectateur dans le musée Gallo Romain de Fourvières. Malheureusement cette maquette ne parle pas forcément au spectateur et il n’existe aucun cartel. L’équipe veut rendre plus compréhensible cette maquette. Ceci sera réalisé à l’aide d’une table interactive et d’une projection sur la maquette physique.
    Espace muséal : tout le musée ! (il rouge oblige)
    Description : Le fil rouge vise l’ensemble de la visite du Musée. Le projet tourne autour de l’idée d’une « visite dont vous êtes le héros ». Découvrir Lugdunum de façon collaborative grâce aux tablettes tactiles.
    #equipe3 - Konnectikus : Fenêtre sur le passé(tableau de bord)
    Espace muséal : La maquette des théâtres

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    Le Coworking Weekend s'est déroulé à Paris (Cantine & Mutinerie) du 14 au 16 septembre. L'objectif : développer un kit d'outils pour "upgrader" la communauté coworking francophone. Ces quelques tweets et images ont accompagné la restitution des projets.

    Storified by Nicolas Loubet · Sat, May 12 2018 04:13:27

    Communication

    Gestion inter-espaces


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    Le meetup inaugural de Hacks/Hackers Paris a eu lieu le 28 août dans les locaux de la rédaction de StreetPress. Entre deux retours d'expériences, quelques idées et rencontres pour l'avenir.

    Storified by Nicolas Loubet · Sat, May 12 2018 04:16:55


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  • 05/12/18--01:44: Getting started
  • Storify lets you curate social networks to build social stories, bringing together media scattered across the Web into a coherent narrative.

    Storified by Flo MakeMyTrip · Sat, May 12 2018 08:44:42

    Storify stories begin with a headline and description. These are the two areas you see at the top of the story editor. Use these to give your readers an idea of what your story is about, as they are often what people will see first.
    While editing, click anywhere in the white space of your story to start adding text to it.
    Adding social media - Start by searching any of the "sources" you see on the right side of the story editor. Storify lets you easily embed anything from the search results into your story by dragging and dropping it in.
    For example, access the Twitter "source" by clicking on the Twitter logo on the right. You can do a general Twitter search in the area that appears, like typing in "storify" to see the latest Tweets talking about us. Drag and drop any search result into this story. When you're done, it looks like this:
    Within the Twitter source, click "Images" and your searches will only turn up tweets that contain images, like this:

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    If you want to get rid of unwanted pests then pest control services and pest control products can be great help. To buy high-quality and eco-friendly pest control products, you should rely upon Pest Eliminator.

    Storified by pesteliminate · Sat, May 12 2018 08:51:01

    The pest problems need effective solution to permanently remove from house or any other place. There are several methods of eliminating pests as you can either hire the pest control services or can use the pest removal products available for different type of pest problems.
    The One Thing to Do for Pest Control Services
    The authentic services are almost always tricky to discover. The affordable services have the ability to look after any pest problem you've got.Professional pest control services can care for the dead carcass quickly and safely. Only a professional pest control service would have the ability to detect such problems, you might have spotted a few insects around your house, but that could be only an indication of something a good deal bigger occurring.
    A professional should always deal with the situation to ensure your home or office is free from pests. Such professionals may give you a better assessment of how bad your pest problem is. The professionals will be certain that you invest the suitable amount on the property. A pest professional will have the ability to recommend a suitable treatment plan to eliminate different pests and help prevent a future issue. The skilled professionals at Pest Eliminator understand the value of keeping up a pest-free environment in your house in addition to your small business.
    Pest Control Products - Overview
    Even without professional assistance, you will learn that pest control is straight forward in addition to making your home pest free. Always keep in mind that pest control doesn't guarantee everything. Pest Eliminator offers finest pest control solutions for a variety of insects and pest. It provides quality services and quality pest control products to ensure your property is free from future risks as well.
    Pest Control products you can buy
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